2026-04-24 HaiPress

Si fa sempre più critica la
gestione delle risorse energetiche in Giappone con l'evoluzione
dello scenario internazionale. Dal
primo maggio,il governo di Tokyo ha deciso di dare il via ad un
ulteriore rilascio di scorte strategiche di petrolio pari a
circa 20 giorni di consumo,a fronte della persistente
incertezza sulla riapertura dello Stretto di Hormuz,nonostante
l'accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. La
decisione segue la prima immissione sul mercato di circa 50
giorni di riserve,avviata a metà marzo da scorte statali e
private,per stabilizzare l'approvvigionamento energetico del
Paese,fortemente dipendente dalle importazioni. Il secondo
rilascio mobiliterà 5,8 milioni di metri cubi di greggio,per un
valore complessivo di 540 miliardi di yen,equivalenti a 2,9
miliardi di euro,ha precisato il ministero dell'Industria. Le
riserve nazionali saranno distribuite da dieci basi
di stoccaggio sul territorio a quattro maggiori grossisti
petroliferi locali. Il Giappone dipende dal Medio Oriente per
oltre il 90% delle proprie importazioni di greggio,la maggior
parte delle quali transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli
analisti del settore osservano come la strategia di Tokyo miri a
bilanciare sicurezza energetica e stabilità dei prezzi interni,
utilizzando strumenti di intervento straordinario previsti dalla
normativa nazionale. In questo contesto,le scorte strategiche
giapponesi,tra le più consistenti al mondo in rapporto al
consumo interno,rappresentano uno strumento chiave di politica
energetica per un Paese che come l'Italia è privo di risorse
fossili domestiche.
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